Stupore per Dio fatto carne e speranza per nuovi inizi
Gli auguri di Natale del vescovo Giuseppe
Stupore per il Dio fatto carne e speranza per nuovi inizi! “E il verbo si fece carne...” (Gv 1,14a). Ogni anno ci raggiunge, come comunità cristiana, questo annuncio carico di gioia. Un annuncio che non chiede obbedienze servili, che non si rivolge alla razionalità calcolante di chi vuol tenere tutto sotto controllo, ma necessita anzitutto di stupore. Il Verbo di Dio, la Parola di Dio, si fa carne, toccando l’umanità di tutti gli uomini e le donne di ogni tempo. Ma, quale stupore ci coglie? “Colui che i cieli e i cieli dei cieli non possono contenere” (cf 1Re 8,27) assume la nostra stessa pasta d’uomo, si fa frammento di storia, parola abbreviata, come amavano dire i Padri della Chiesa. Cari fratelli e sorelle, vorrei proporvi per quest’anno proprio lo stupore come via per meditare sul mistero del Natale e per introdurci nel nuovo anno ormai alle porte. In questi tempi così confusi il disincanto, lo sconforto e la disillusione sono troppo spesso menzionati, rischiando di prendere il sopravvento su altre dimensioni dell’interiorità umana. Ma per noi, figli nel Figlio, la violenza caotica e la disperazione si trasformano in commozione, in meraviglia, in silenzio gioioso davanti a quell’ammirabile segno, come ci ha insegnato Papa Francesco: il mistero infinito di Dio che entra nel mondo e si fa spazio per mezzo dei vagiti di un bambino. Stupiamoci allora degli infiniti nuovi inizi che sono dinanzi a noi! Della vita che nasce, dei bambini che sorridono, degli adolescenti che sognano, dei giovani che si impegnano, degli adulti che fanno scelte coraggiose, degli anziani che con tenacia donano la loro esperienza. Ed ancora, meravigliamoci del cammino sinodale della Chiesa, chiamata in questo momento ad un nuovo inizio. Lasciamoci sorprendere dalle nostre comunità, ancora vive e generative, appena rinnovate dal pellegrinaggio giubilare vissuto ad ottobre. Lasciamoci afferrare il cuore da quelle vocazioni al servizio e alla missione che sorgono ancora nel cuore di tanti. Stupiamoci! Torniamo a meravigliarci, come mistici del quotidiano, mistici dell’istante (J. T. Mendonça). Ogni più piccolo segno di vita che non si arrende richiama la potenza di quel Bimbo inerme nel presepe di Betlemme. “...e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14b). Così continua il versetto, frammento luminoso del prologo di Giovanni. Gli esperti della Sacra Scrittura ci dicono che la traduzione di questo versetto dal greco potrebbe essere resa anche con: “E pose la sua tenda tra noi”. Un passo che richiama il cammino del popolo di Israele nel deserto e la tenda del convegno, presso la quale Dio stesso convocava il popolo, facendone cogliere la sua presenza. La consapevolezza delle prime comunità cristiane ci dice che dall’incarnazione di Cristo in poi la vera tenda, spazio dell’incontro con Dio, è il cuore stesso di Gesù. È qui che trova senso e pace ogni domanda del cuore dell’uomo. Meraviglia ancora più grande: nell’umanità marginale di un uomo che veniva da Nazareth risiede oggi la possibilità di un dialogo con Dio. La strada scelta da Dio è quella della fragilità, non della potenza narcisistica o dell’affermazione autoritaria. Ce l’ha ricordato anche papa Leone. Raccogliendo l’eredità di Francesco e donandoci la sua prima Esortazione apostolica sull’amore verso i poveri, la Dilexi te, ha scritto: “Proprio per condividere i limiti e le fragilità della nostra natura umana, Egli stesso si è fatto povero, è nato nella carne come noi e lo abbiamo conosciuto nella piccolezza di un bambino deposto in una mangiatoia (...). Egli si presenta al mondo non solo come Messia povero, ma anche come Messia dei poveri e per i poveri” (nn. 16; 19). Quanto stupore desta in noi un Dio fragile, povero ed umile! Accerchiati da potenti umani le cui mire corrispondono solo alle promesse urlate che non danno vita, noi seguiamo un Messia dei poveri, per i poveri, con i poveri, che trasmette vita donando la sua vita. È questa la radice della speranza cristiana, che non è illusione di un futuro nebuloso, ma certezza di una presenza – quella di Gesù Salvatore, la nostra speranza! (cf 1Tm 1) - che ci proietta verso il futuro di Dio, che è sempre futuro di luce! Buon Natale colmo di stupore ad ognuno di voi. Buon inizio d’anno nuovo. Lo stupore per l’amore di Dio riscaldi i nostri cuori e ci doni gioia e speranza!
+ Giuseppe Favale, vescovo




